Proiezioni:
Bagheria - Villa Valguarnera giardino/salone/biblioteca
Santa Flavia - Domina Home Zagarella

GIOVEDÍ 25 AGOSTO

Villa Valguarnera Ore 14.30/24.00:

Filmati inediti di Francesco Alliata di Villafranca Istituto Luce 1943
Concerto Italiano – Storia e storie dell’Unità d’Italia Italo Moscati, Italia 2010 (82′)
Testimonianze di Guttuso Libero Bizzarri, Italia 1975 (12′)
Su Pietra Andrea Costantino, Italia 2010 (8′) *Concorso Silver Flower
Socrate e la nuvola rosa Andrea Lucisano, Italia 2010 (15′) *Concorso Silver Flower
L’uomo che piantava gli alberi Fréderic Back, animazione, Canada 1987 (30′)
Sogni Akira Kurosawa, Giappone – Usa 1990 (60′)
The new Grand Tour Y. Kim, M. Foster, R. Parla, J. Helton, USA 2010, (52′) Original english version only
Segantiniana Adriano Kestenholz, Svizzera 2010 (26’)
Vittoria Ottolenghi… Perché amo la danza Pino Leoni, Italia 2009, (30′)
Mais où est Leonor? Gianpaolo Penco, Italia 2009 (23′) Lingua francese con sottotitoli in italiano
La grande sfilata dei carretti siciliani Robertto Bartoloni, Associazione Lanneri di Bagheria, 8 agosto 2011 (70′)

L’isola del cinema Michele Truglio, Italia 2007 (58′)
Continente di ghiaccio Luigi Turolla, Italia 1975 (95′)

VENERDÍ 26 AGOSTO

Domina Zagarella Ore 17.00/20.00:

La vita, le piazze, il sogno Luigi Giuliano Ceccarelli, Italia 2010 (30′)
Concerto italiano – Storia e storie dell’Unità d’Italia Italo Moscati, Italia 2010 (82′)

Villa Valguarnera Ore 17.00/24.00:

Il cacciatore di anatre Egidio Veronesi, Italia 2011 (95′) *Concorso Silver Flower
In un altro mondo Joseph Peaquin, Italia 2009 (75′)
Aurora – Il sogno della liberazione Piercarlo Paderno, Italia 2011 (74′) *Concorso Silver Flower
Roberto Floreani. Una presenza marziale Giampiero D’Angeli, Giart 2011 (47′)
Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello Tina Lepri ed Edek Osser, Italia 2011 (26’)

I Malavoglia Pasquale Scimeca, Italia 2010 (94′) *Golden Flower
La forma della città Pier Paolo Pasolini e Paolo Brunatto, Italia 1973 (16’)
Sicilia di sabbia Massimiliano Perrotta, Italia 2011 (’10) Anteprima del film in corso di realizzazione

SABATO 27 AGOSTO

Domina Zagarella Ore 17.00/21.00:

Ritorni in Sicilia: Ferdinando Scianna Salvo Cuccia, Italia 2009 (28′)
Vucciria Salvo Cuccia, Italia 2011 (28′)

Villa Valguarnera Ore 17.00/25.00:

Lettere dal deserto Michela Occhipinti, Italia 2010 (88′)
L’artigiano glaciale Alberto Meroni, Svizzera 2010 (40′)
Voci nel tempo Franco Piavoli, Italia 1996 (86′) *Platinum Flower
La vita, le piazze, il sogno Luigi Giuliano Ceccarelli, Italia 2010 (30′)
I mosaici di Piazza Armerina Adriano Kestenholz, Svizzera 2005 (20’)

Il pianeta azzurro Franco Piavoli, Italia 1982 (90′) *Platinum Flower
Per questi stretti morire (cartografia di una passione) I. Sandri e G. M. Gaudino, Italia 2010 (93′)

DOMENICA 28 AGOSTO

Domina Zagarella Ore 17.00/21.00:

Video messaggio di Alessandro Gassman a Flower Film Festival (10′)
Vittorio racconta Gassman. Una vita da Mattatore Giancarlo Scarchilli, Italia 2010 (80’)

Villa Valguarnera Ore 17.00/25.00:

L’uomo fiammifero Marco Chiarini, Italia 2009 (81′)
Foschia pesci Africa sonno nausea e fantasia Andrea De Sica e Daniele Vicari, Italia 2010 (58′) *Concorso Silver Flower
Ritorni in Sicilia: Ferdinando Scianna Salvo Cuccia, Italia 2009 (28′)
Vucciria Salvo Cuccia, Italia 2011 (28’)

Home Yann Arthus-Bertrand, Francia 2009 (94′)
Film premiato concorso Silver Flower


Sinossi e Bio

FLOWER ITALIA
Omaggio a Francesco Alliata di Villafranca

Proiezione dei cinegiornali Luce Barbarie nemica (3′) e La Giornata dell’Esercito (8′), girati dal regista nel 1943 come cineoperatore di guerra.

Doveroso riconoscimento ad un riconosciuto maestro del nostro cinema, testimone diretto e coraggioso dell’ultima guerra mondiale e dei suoi orrori.

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FLOWER ITALIA
Concerto italiano. Storia e storie dell’Unità d’Italia

Italia 2010, (82’)
testi e regia di Italo Moscati

“Un grande concerto di idee e di identità italiane” realizzato a partire da ciò che la Rai ha prodotto e documentato sin dal 1954 sul tema dell’Unità d’Italia.

Mentre nel 1911, 50° anniversario della proclamazione, le immagini dei festeggiamenti hanno la qualità del bianco e nero un po’ tremolante delle sequenze dei primi documentari, nel 1961 la Rai raccoglieva le sue migliori energie per mostrare immagini più ferme e reali, meno romantiche, capaci di raccontare la storia e le storie del Paese. Torino e i piemontesi sono protagonisti nelle sequenze sulle guerre di indipendenza, oltre che con i loro uomini politici (Cavour su tutti) e con gli scontri di piazza che scoppiarono in città con il trasferimento della capitale a Firenze. Vari riferimenti vengono fatti nei filmati sull’ arrivo dei bersaglieri a Roma e sull’accoglienza ai “piemontesi” ammirati perché “alti due metri”.
Tra i documenti recuperati, il discorso del presidente degli Stati Uniti John Kennedy che nel 1961 ricorda i 100 anni dell’Unità d’Italia, le immagini dei garibaldini emigrati nel periodo della guerra di secessione, la lettera di Garibaldi al presidente Abramo Lincoln.
Oltre a documentare le celebrazioni per il centenario, la Rai realizzò numerosi sceneggiati e programmi che raccontando la storia italiana puntavano a presentare il nuovo volto del Paese investito dal “miracolo economico”: in cammino verso il futuro e in prospettiva sempre meno contadina, ma più industriale e aperta al mondo.

Passando al passato prossimo e al presente, il film mette in luce, attraverso situazioni paradigmatiche, dinamiche e problemi irrisolti: il lungo e controverso percorso del “fare gli italiani” negli anni della tv. Le migrazioni interne, l’arrivo degli emigrati, la distruzione o lo scarsa attenzione alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente, la criminalità diffusa, l’idea che all’estero si ha degli italiani, la scomparsa della patria, il nazionalismo e il patriottismo, e altre scene di un paese che cerca ancora.

Presentato in prima assoluta all’inaugurazione del Prix Italia al Teatro Carignano di Torino, il film ha ottenuto 15 minuti di applausi.

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Testimonianze di Guttuso

Libero Bizzarri riprende e intervista un illustre cittadino bagherese: Renato Guttuso.

LIBERO BIZZARRI (1926-1986) Giornalista, docente, saggista e regista. Dal ’49 è a Roma, dove lavora alle redazioni di «Avanti!», «Mondo Operaio» e «Lavoro».
Comincia ad interessarsi al cinema partecipando alle attività del Circolo Italiano del Cinema che raccoglieva le più eminenti personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Collabora a diverse riviste specializzate, appassionandosi soprattutto ai problemi economici e strutturali del settore. Insieme a Libero Solaroli è autore di un libro rimasto isolato nel panorama degli studi cinematografici: L’industria cinematografica italiana (1958).
Negli anni Cinquanta inizia a realizzare cortometraggi dedicati alle più varie tematiche, fra le quali spicca la pittura. Partecipa a diversi festival cinematografici: Venezia, Berlino, Padova, Mosca, Karlovy Vary. Vincitore di alcuni riconoscimenti internazionali, nel ’61 ottiene la candidatura all’Oscar per il cortometraggio Boccioni e i futuristi. Realizza inoltre: Testimonianze di Guttuso, Giorgio Morandi, Un paese sulla Salaria, Gli ultimi ramai, Gente di Cabras, La disamistade, Gente dell’Adriatico, Il giorno dei morti, Maccari, Vespignani incisore, Dorazio, Il volto della guerra, Immagini dantesche di Guttuso, Ferenc Liszt, Tempo di cinema, Bela Bartok, Macchine parlanti, Epoche sui muri, Roma di Ziveri, Purificato, Sarai Sherman. Nel ’62, con un gruppo di altri registi, prende parte alla realizzazione de I misteri di Roma, film-inchiesta progettato da Cesare Zavattini per cogliere alcuni aspetti della vita della città.
Insegna al Centro Sperimentale di Roma ed è docente di Linguaggio Cinematografico all’Istituto Superiore di giornalismo e tecniche audiovisive. Svolge un’intensa attività nell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici); è tra i fondatori di «Cinema Democratico» e membro del Dipartimento Spettacolo del PCI. Si batte per il rilancio della produzione cine-televisiva e per la sua difesa dalla “colonizzazione” straniera.
Nel ’76 fonda la casa di produzione Eagle Cinematografica, grazie alla quale si assicura una maggiore autonomia di lavoro. Nello stesso anno inizia a collaborare con la Rai, per la quale produce i suoi lavori più significativi: Le repubbliche partigiane, La vera storia del Generale Custer, Enrico Mattei, Badoglio, oltre alla regia di varie rubriche, tra cui una serie di «Di tasca nostra». Al momento della scomparsa, il 31 marzo 1986, stava lavorando alla serie «I protagonisti del nostro tempo», sugli italiani che hanno raggiunto posizioni preminenti nel mondo.

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Su Pietra

regia, sceneggiatura e montaggio: Andrea Costantino
Anche Cinema 2011 (8’)
formato HD

Ci sono luoghi che per caratteristiche ambientali, paesaggistiche e di interesse storico, sembrano naturalmente deputati a ispirare gli artisti e le loro opere. E’ questo il caso della Puglia. Qui nasce il video di Andrea Costantino che narra la realizzazione dell’opera Su Pietra di Giuseppe Caccavale, realizzato grazie ad Art Project Masseria Torre Coccaro: un progetto di residenza per la produzione di opere realizzate sul luogo e connesse all’ambiente circostante.
L’iniziativa punta a sensibilizzare e valorizzare i linguaggi artistici contemporanei coniugando tradizioni e cultura grazie al sostegno di uno dei punti di eccellenza dell’ospitalità pugliese, la storica masseria Torre Coccaro situata a Savelletri di Fasano (Brindisi).

GIUSEPPE CACCAVALE è nato in Campania e vive tra Marsiglia e la Puglia: “Sono nato nel 1960 in Campania, ad Afragola, vicino Napoli. Dopo l’Istituto Statale d’Arte ho terminato gli studi all’accademia di Belle Arte di Napoli nel 1973. Dopo ho seguito degli studi più esigenti, nati da un desiderio naturale di conoscenza dove l’occhio è strumento del pensiero. Aprendomi ai sensi ho cercato di evitare la sonnolenza dell’abitudine: un andar veder cose, dove un fiore è di nuovo un fiore. Ora il lavoro di riformulazione del disegno, dove per disegno si intende già tutto, mi indica un cammino proprio, un luogo visibile. Queste figure sono costruite con elementi naturali. Le pratiche vengono da lontano, affresco, graffito, disegni su legno preparato con polvere di marmo e foglia d’oro, disegni su vetro, vetri cammeo glittici, legni incisi. Tutte queste elaborazioni sono il coro di una voce. Con le loro leggi precise e benvenute queste discipline si riversano sorprendendo l’autore, che si cancella. Esse chiedono responsabilità fisica, stanchezza muscolare, accelerando dentro una trasformazione che prende domicilio all’esterno: nel presente. Nel campo delle arti visive non sono interessato ad un autore o all’altro, le mie affinità di studi vanno piuttosto verso gli elementi che caratterizzano l’opera, la sua essenza. Nel racconto temporale non sono guidato dalla sua linearità. Più profondamente sono rivolto con attenzione verso il cammino naturale dalla creazione, dove senza accorgersene si perde di vista la personalità dell’autore, inabissandosi in un povero ed umano anonimato.

ANDREA COSTANTINO è uno sceneggiatore, regista, montatore e produttore pugliese.
Il suo cortometraggio Il provino ha ricevuto una menzione speciale per il soggetto originale dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani – Nastro D’Argento cortometraggi e documentari 2004.
Oltre che per la sceneggiatura e la regia, il cortometraggio porta la sua firma anche per il montaggio. Il Provino ha ricevuto ad oggi 32 riconoscimenti nazionali e internazionali oltre che numerose selezioni e proiezioni.
Come autore e produttore si aggiudica nel 2008 un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la realizzazione del cortometraggio Sposerò Nichi Vendola.
Nel 2006 grazie alla scrittura del lungometraggio Falla Finita si aggiudica l’assegnazione di un fondo istituito dal Ministero dei Beni Culturali per la realizzazione di opere prime di riconosciuto interesse culturale.
Negli anni dal 2001 al 2006 partecipa a progetti cinematografici nazionali come assistente al montaggio e assistente alla regia. Frequenta diversi seminari di scrittura, fotografia e montaggio con professionisti come Giuseppe Tornatore.
Collabora con importanti professionisti del cinema come Alessandro D’Alatri, Osvaldo Bargero, Enrico e Carlo Vanzina.
Dal 2001, come titolare di una ditta individuale, realizza spot, documentari e video istituzionali per mostre d’arte, aziende, enti pubblici ed emittenti televisive.
Ha collaborato alla realizzazione dei cortometraggi: Dove ci porta la corrente di Fabio Baccelliere, Sali e tabacchi di Fabio di Credico e Tommy Di Bari, e  L’Oro Rosso di Cesare Fragnelli in qualità di autore del montaggio.

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Socrate e la nuvola rosa

Italia 2009 (14’)
regia, sceneggiatura e musica: Andrea Lucisano
produzione: WOL – Warriors of Love
con Carlo Rivolta
fotografia: Massimo Cagnoni
suono: Marco De Falco
montaggio: Fabio Bovenzi e Andrea Lucisano

Un film sull’Anima e sul destino di un mondo che non la vuole ascoltare, liberamente tratto dall’Apologia di Platone con riferimenti a Le Nuvole di Aristofane
Socrate e la Nuvola rosa racconta il pensiero di un uomo che non è stato compreso ed anzi, poiché ritenuto folle o eversivo viene prima processato e poi condannato a morte.
Il suo Daimon, rappresentato dalla nuvola rosa, si perde allora in una metropoli che non ha tempo né voglia di porsi domande ed ascoltare la voce dell’Anima.
Perfidi e forse robotizzati mostri succhiano le forme delle nuvole, sempre così imprevedibili, e le trasformano in barattoli venduti come sogni in cambio di denaro. Dove tutto è apparenza, perché solo ciò che appare si può vendere, il mondo si avvia verso la “nientificazione”.
Riuscirà la Nuvola rosa a non essere catturata?
Per dirla con Dostoevskij: davvero la Bellezza può salvare il mondo?

Girato a Cinecittà, il film è il momento d’incontro tra Andrea Lucisano e Carlo Rivolta, grande attore di teatro, che ha consegnato una magnificente interprestazione di Socrate, nonostante sapesse di recitare per l’ultima volta.
Si è spento infatti undici giorni dopo le riprese del film, felice di aver lavorato a quest’opera.

ANDREA LUCISANO è nato a Napoli il 27 marzo 1976. Dopo gli studi in Filosofia e in Arti e Scienze dello Spettacolo, si diploma regista alla Scuola del Cinema di Roma.
Musicista e poeta, si è dedicato ai temi classici mettendo in scena prima un’opera elettronica su Orfeo ed Euridice, poi uno spettacolo psichedelico sulla divina follia e sul mito di Dioniso.
Seguendo un itinerario narrativo che congiunge le radici mitologiche della civiltà mediterranea con le atmosfere metropolitane contemporanee, è arrivato ad usare il greco antico in forma di rap volendo creare una chiave di lettura che apra una misteriosa porta della cultura occidentale.

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L’uomo che piantava gli alberi

Canada 1987 (30’)
di Fréderic Back
animazione

Spintosi in una zona deserta dell’alta Provenza, un viaggiatore solitario incontra Elzeard Bouffier, il pastore che pazientemente semina ghiande con l’intento di creare nuovi boschi. Dopo molti anni, ritornato sul posto, scopre che quella terra arida si è trasformata in un giardino meraviglioso in cui domina il verde dei boschi e l’acqua scorre di nuovo favorendo lo sviluppo di nuovi centri abitati.

Ispirandosi al celebre racconto di Jean Giono, un classico della letteratura sul rapporto tra uomo e ambiente, il disegnatore canadese Fréderic Back ha creato in sei anni di duro lavoro, disegnandole fotogramma per fotogramma, le immagini di questo splendido film, acclamato vincitore di numerosi premi tra cui l’Oscar come miglior cortometraggio d’animazione nel 1988.

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Sogni

Giappone – USA 1990 (120’)
regia: Akira Kurosawa
prodotto in collaborazione con Steven Spielberg e George Lucas
con Martin Scorsese, Mitsuko Baisho, Akira Terao

Il film mette in scena otto sogni raccontati da uno stesso io narrante, impersonato da Akira Terao:
Raggi di sole nella pioggia Sta piovendo mentre splende il sole: è il momento in cui i demoni-volpe celebrano i loro matrimoni. Disobbedendo agli ordini della madre, un bambino esce di casa e si addentra nel bosco, dove assiste alla processione delle volpi.
Il pescheto Nel giorno della Festa delle Bambole, in una dimora nobile alcune bambine celebrano l’evento. Il fratellino della padrona di casa segue una delle amiche della sorella, silenziosa quanto enigmatica, attraverso i campi fino a giungere ad un pescheto abbattuto di recente. Qui gli spiriti degli alberi, identici alle bambole che erano nella casa, si materializzano manifestando il loro sdegno per l’abbattimento del pescheto.
La tormenta Un gruppo di scalatori viene sorpreso da una tormenta ad alta quota. Dopo una lunga lotta contro le forze della natura, ad uno ad uno cadono addormentati, vinti dalla fatica. Solo il capocordata resterà sveglio, venendo raggiunto da una visione che lo lusingherà con una voce suadente.
Il tunnel Un reduce di guerra in marcia notturna verso casa, attraversa un tunnel oscuro. Uscitone, si accorge di essere seguito dagli spiriti degli uomini del suo battaglione, ancora in attesa di ordini.
Corvi Un pittore dilettante, ammirando alcuni celebri quadri di Van Gogh, entra dentro di essi addentrandovisi in cerca del pittore (Martin Scorsese) appena dimesso dal manicomio.
Fuji in rosso Il monte Fuji, risvegliatosi, erutta lava e ceneri. Un fiume di persone disperate cerca scampo invano lungo una scogliera a picco sul mare: tra queste ci sono una madre con due bambini ed un ingegnere nucleare, responsabile di aver costruito una centrale proprio ai piedi del vulcano e che la lava ha appena distrutto.
Il demone che piange In una terra desolata, desertificata dalle esplosioni atomiche, una figura semi-animalesca ricoperta di abiti stracciati e con un corno sulla fronte, spiega come una volta fosse stato un uomo, ma come tutti i sopravvissuti alle esplosioni nucleari si sia poi trasformato in un demone che si ciba dei suoi simili.
Il villaggio dei mulini In uno scenario idilliaco ai margini di una foresta, un villaggio è attraversato da un fiume che aziona molti mulini ad acqua. Presso uno di questi, un vecchio centenario spiega come si debba condurre un’esistenza felice, rappresentata per gli abitanti di quel luogo da una vita semplice a contatto con la natura, lontana dalla modernità e dal progresso.

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The new Grand Tour

Usa 2010 (52′)
regia: Mark Foster, Rey Parla, Young Kim, Jim Helton
produttori: mark chen (xiao chen), yu wei xin (xiao yu), Josè Parlà, Rey Parlà
riprese video: Mark Foster e Rey Parlà
fotografia: Davi Russo
Original english version only

Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Parma, Mantova, Agrigento… a partire dal XVII secolo e fino al XIX il Grand Tour ha costituito una tappa obbligata nella formazione culturale di intellettuali ed artisti europei e, successivamente, americani.
Imbarcandosi in un’impresa che poteva durare anni, giovani rampolli lasciavano le loro dimore per partire alla riscoperta del mondo classico. Non un semplice viaggio turistico ma un rito di passaggio, un ritorno alle radici antropologiche, culturali, artistiche e sociali che lasciava nel cuore di molti tracce indelebili. “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?”

In The new Gand Tour la destinazione non è più “la vecchia Italia” ma la nuova Cina: una nazione tutta da scoprire e riscoprire. Il 20 ottobre 2007 sette artisti (Young Kim – Suitman, Deanne Cheuk, José Parlá, Rey Parla, Rostarr e Davi Russo) incominciano il loro viaggio: 13 giorni, da Shangai alla provincia di Yunnan fino alle montagne innevate del Meili al confine col Tibet. Alla mano il libro Orizzonte perduto di James Hilton (1933), la compagnia ne ripercorre il viaggio etico, esoterico e sapienziale alla ricerca del mitico e leggendario monastero di Shangri-La.
Scorci di città, panorami montani, momenti di vita comune, divertimenti e tradizioni locali intrise di spiritualità e storia. In ogni fotogramma trapela la curiosità e la meraviglia che accompagnano quotidianamente gli artisti.

Durante la permanenza, ognuno di loro col proprio stile, la propria tecnica e la propria poetica si è impegnato nella realizzazione di opere d’arte. Le opere sono state poi esposte alla Bryce Wolkowitz Gallery di New York nella mostra The New Grand Tour (2010, a cura di Amanda Bhalla Wilkes).

Flower Film Festival presenta il film per la prima volta in Italia.

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Segantiniana

Videogramma musicale di Adriano Kestenholz
dall’omonima composizione per otto strumenti, soprano e contralto di Luigi Quadranti ispirata al ciclo del Nirvana di Giovanni Segantini
Svizzera 2010 (26’)
cooproduzione Aleph Film / SSR SRG RSI Radiotelevisione della Svizzera Italiana
in collaborazione con CISA Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Lugano
musica: Ensemble Nuovo Contrappunto, direttore Mario Ancillotti

Rivisitazione videografica del famoso ciclo pittorico che Giovanni Segantini ha dedicato al tema del “castigo delle lussuriose” e delle “cattive madri”, condotta sul filo di un’interpretazione musicale per soprano, contralto e otto strumenti, scritta dal compositore svizzero Luigi Quadranti su una quartina del poeta Gilberto Isella.
Le quattro opere che costituiscono il Ciclo del Nirvana, dipinte da Segantini in Engadina tra il 1891 e il 1897, sono messe in scena attraverso un’opzione registica di genere installativo. I corpi femminili delle protagoniste diventano voci e si trasformano in canto. La pittura si fa musica, materia sonora che prende corpo attraverso un dispositivo scenico che combina performance musicale, installazione video e teatro tecnologico. Un universo audiovisivo composto di simulacri, di repliche e di rimandi che amplificano in modo combinatorio le valenze semantiche, l’apparato iconografico e i riferimenti simbolici dei dipinti di Segantini, fino a svelarne il lato oscuro, travagliato e inquietante.

Il pittore della cerulea luce alpina, della trasparenza dell’aria si rivela un pittore abissale.

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Vittoria Ottolenghi… Perché amo la danza

Italia 2009 (30’)
regia: Pino Leoni
produzione: Magazzini Einstein per Rai Educational

“Non ho scelto di occuparmi di danza. In un certo senso la danza ha scelto me, casualmente”.
Così Vittoria Ottolenghi, critica, saggista e giornalista romana tra le più celebri esperte italiane di balletto e di spettacolo, descrive il suo incontro con la danza.
Il filmato è un omaggio alla Signora della critica e dello spettacolo di balletto in Italia, instancabile ricercatrice di nuovi talenti, promotrice e organizzatrice di eventi, che ha avuto il merito incontrastato di saper avvicinare alla danza il grande pubblico: quello televisivo.
Lo speciale è anche un’occasione per un viaggio nel mondo della danza riscoprendo talenti unici come Nureyev, Bèjart, Carla Fracci, Gades: grandi protagonisti del XX Secolo con i quali la Ottolenghi ha condiviso i successi.

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Mais où est Leonor?

Italia 2009 (23′)
regia: Giampaolo Penco
produzione: Trieste Contemporanea, Videoest
lingua francese con sottotitoli in italiano

Film costruito attorno a “quello che resta” di Leonor Fini a dieci anni dalla sua scomparsa.
Di questa protagonista del periodo surrealista e non solo vengono mostrate fotografie, un’intervista del 1993, vecchi film, fotografie, lettere, testimonianze di quelli che hanno diviso con lei gli “anni maturi”, ma anche il ricordo di Daisy Nathan, che ha da  poco compiuto i 100 anni e che è stata sua compagna di scuola.

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La grande sfilata dei carretti siciliani

di Robertto Bartoloni
Associazione Lanneri di Bagheria, 8 agosto 2011 (70′)

Il filmato documenta l’annuale sfilata dei carretti siciliani che si svolge tradizionalmente a Bagheria in agosto, per la festa di S. Giuseppe.

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OMAGGIO A FRANCESCO ALLIATA
L’isola del cinema

Italia 2007 (58’)
regia: Michele Truglio
produzione: Rai Educational

La Sicilia è il cinema: la sua storia millenaria, la sua natura, i suoi paesaggi e le sue tradizioni, forti come metafore, hanno ispirato capolavori indimenticabili. Ma in Sicilia c’è anche un’altra storia straordinaria legata al cinema: è quella della Panaria Film, società di produzione tutta siciliana creata dal Principe Francesco Alliata insieme a Pietro Moncada, Renzo Avanzo e Quintino di Napoli.
Dieci anni di storia quelli della Panaria Film: dai primi cortometraggi subacquei fino al salto nel grande cinema con la produzione del film Vulcano, interpretato da Anna Magnani. E’ l’estate del 1949, ricordata nella storia del cinema e nelle cronache mondane come quella della “guerra dei vulcani”. A Stromboli infatti, a poche miglia di distanza dall’Isola di Vulcano, Roberto Rossellini insieme ad Ingrid Bergman gira “Stromboli – Terra di Dio”, che vede l’inizio della loro relazione artistica e sentimentale. Alliata e compagni si trovarono così al centro del più grande scandalo cinematografico del dopoguerra: due film in concorrenza, due produzioni testa a testa, due grandi attrici che si contendono successo e legami affettivi.
Nel condurci sui luoghi dove il film venne girato, Giovanni Minoli si serve di due guide d’eccezione: Renée Cammarata, giornalista e nipote di una persona che partecipò alle riprese di Vulcano, e Rino Giuffré, testimone diretto dell’impresa cinematografica.
Ma come ha avuto inizio questa avventura?

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OMAGGIO AD ALESSANDRO OLSCHKI
Continente di ghiaccio

Italia 1975 (95’)
regia, soggetto e sceneggiatura: Luigi Turolla
produzione: Istituto Luce
riprese: Alessandro Olschki, Piero Solaini, Paolo Notarbartolo, Eugenio Fresi, Francesco Cinelli
riprese subacquee: Gruppo di Ricerche Scientifiche e Tecniche subacquee di Firenze

Il continente di ghiaccio, l’Antartide, descritto con gli animali che lo abitano, la sua flora, i misteriosi fondali, i ghiacci smisurati, i fossili ritrovati ed altre meraviglie…
Il lungometraggio, basato su interessantissimo materiale d’epoca, commemora inoltre l‘impresa dell’esploratore britannico Scott (nonché quella del suo antesignano, il norvegese Amundsen) che raggiunse nel 1912 il Polo Sud, morendo poi tragicamente per la fame ed il freddo lungo il viaggio di ritorno.
Alle riprese ha partecipato, tra gli altri, Alessandro Olschki.

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La vita, le piazze, il sogno

Italia 2010 (30’)
regia: Luigi Giuliano Ceccarelli
voce recitante: Giorgio Albertazzi
produzione: Magazzini Einstein per Rai Educational

Film d’arte in cui il racconto delle piazze d’Italia si fa romanzo: Piazza del Duomo, Piazza Pretoria, Piazza della Signoria, Piazza del Popolo, Piazza Plebiscito e tanti altri gioielli delle nostre città divengono protagonisti di una storia che affonda le sue radici nell’Agorà greca e nei Fori dell’antica Roma.
Architettura, arte, costumi, il fasto dei Palii ma anche le adunate politiche, i festival delle culture, per poi raccontare il luogo della comunicazione, della socialità, della condivisione, dell’identità.
Con uno sguardo alle piazze d’Europa, che della nostra civiltà architettonica sono figlie, nonché alle nuove piazze: Piazza Internet e i centri commerciali.
Una riflessione, quindi, anche sul concetto di Piazza come strumento, anzi necessità dell’animo umano.
Il filmato è introdotto da un’intervista al Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini.

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Il cacciatore di anatre

Italia 2011 (95’)
regia e sceneggiatura: Egidio Veronesi
produzione: Novantaseidodici CinemaLine e Blondie Production Srl
interpreti: Federico Mazzoli, Francesca Botti, Giorgio Paltrinieri, Augusto Gatti, Paolo Lodi, Anna Ascari, Simone Tonini, Libero Bortolazzi, Paola Bianchi, Elena Breveglieri, Daniele Mai, Gianmarco Banzi, Roberto Mattioli, Giulio Aleotti, Tancredi Veronesi, Claudio Bassi
direttore della fotografia: Alessio Valori
montaggio: Paolo Marzoni, Diego Berrè
musiche: Beppe D’Onghia
sound design: Diego Schiavo
suono di presa diretta: Marco Parollo
costumi: Marino Bucci
scenografie: Silvio Mazzoli, Gianni Santi
produzione esecutiva: Egidio Veronesi e Maurizio Panini

Anno 1942. Il fronte di guerra è ancora lontano e nel loro piccolo paese di provincia, tra il basso modenese ed il Po, Mario ed amici vivono spensierati gli anni della giovinezza. Ognuno di loro ha un proprio sogno da realizzare: Loris, il dongiovanni, sogna di poter andare un giorno a Parigi e intanto intreccia una relazione con Luisa, la fidanzata di Archimede, il capo dei fascisti. Oreste il motociclista sogna una nuova moto. Gino è il matto del paese; vive solo, con un canarino e vorrebbe un giorno diventare sindaco. Mario è l’unico sposato ed ha una figlia, Alice, alla quale un giorno regalerà un vecchio pianoforte perché possa studiare musica, come desiderava fare lui, quand’era bambino.
La vita al paese scorre lenta ed immutata come sempre, fino al giorno in cui arriva all’osteria un misterioso personaggio che parla con accento francese e va in giro facendo strane domande. Da quel momento i quattro amici cercheranno con ogni mezzo di scoprire il suo segreto, credendo di aver davanti l’occasione, unica e irripetibile, per dare una svolta alle proprie vite. Ma l’avventura prende un corso diverso e inaspettato, trasformandosi in tragedia.
L’arrivo della guerra con altre disavventure finirà per travolgere il destino dei quattro amici. Solamente uno di loro riuscirà a realizzare il suo sogno.

“Fare un film con il territorio e per il territorio”. Il Cacciatore di Anatre è stato girato tra basso modenese e mantovano, nel territorio di cinque comuni (Finale Emilia e San Felice sul Panaro in provincia di Modena, Borgofranco sul Po, Quingentole e Felonica sul Po in provincia di Mantova): l’idea che ne ha permesso la realizzazione è stata quella di coinvolgere, coordinare ed utilizzare le tante realtà di associazionismo e volontariato diffuse localmente. Hanno contribuito cinque compagnie teatrali, alcuni gruppi di rievocazione storica, collezionisti, associazioni pro-loco, enti pubblici, associazioni culturali e tanti volontari che hanno creduto nel progetto e lavorato attivamente per la sua realizzazione. Una piccola associazione culturale di provincia ha così potuto realizzare un film “in costume”, con impiego di mezzi e di circa 400 persone tra attori, comparse e troupe: tante persone e un intero territorio.

EGIDIO VERONESI è nato a Massa Finalese (Modena) il 4 giugno 1957. Laureatosi in Economia nel 1981 ha sempre esercitato la professione di dottore commercialista.
E’ tra i fondatori dell’Associazione Novantaseidoci di Massa Finalese, nell’ambito della quale ha iniziato nel ‘96 a scrivere e dirigere spettacoli di rievocazione storica sperimentali in stile “son et lumiere”, con integrazione di parti recitate e proiezioni multimediali. E’ socio dal 2003 della casa di produzione Blondie Production di Bologna con la quale ha prodotto alcuni cortometraggi che hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali, come Predateurs domestique nel 2003 e Car Jackin nel 2004, del regista francese Lars Blummers Dominique, ed il lungometraggio Punk Love diretto dal regista americano Nick Lyon (Usa 2007 – 87’) distribuito in Nordamerica ed Europa e vincitore di numerosi premi e riconoscimenti (Moondance, Cinequest, Long Island, Longbaugh, RIIF-Roma, Drake International, Bejing Film Festival). Nel 2006 realizza il cortometraggio 1953, (Italia – 30’) una storia di campanilismo recitata in dialetto locale, presentata in concorso a rassegne e festival.
Nel 2008 inizia a lavorare al suo primo lungometraggio, Il Cacciatore di anatre.
Da sempre impegnato in progetti legati alla memoria ed al territorio collabora con L’Ausl di Modena realizzando filmati che vengono utilizzati per sperimentare terapie non farmacologiche sui malati di Alzheimer ed i cui risultati sono stati presentati nell’ambito di importanti convegni medici.

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In un altro mondo

Italia 2009 (75′)
regia: Joseph Peaquin

Passo dopo passo, giorno dopo giorno, seguiamo una guardia del Parco Nazionale del Gran Paradiso. La sua vita quotidiana, fatta di osservazione degli animali e dell’ambiente circostante.

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Aurora – Il sogno della liberazione

Italia 2011 (72′)
regia, soggetto e montaggio: Piercarlo Paderno
produzione: Medea Produzioni
interpreti: Giulia Cailotto, Ilaria Salonna, Gabriele Ranghetti, Alfredo Gabanetti, Marco Marinaro, Gianni Fiorini, Sara Alfieri, Cristian Romanin
sceneggiatura: Kai Ortolani
assistente alla regia: Sandra Barbaric
direttore della fotografia: Klaus Guldbransen
fonico di presa diretta: Matteo De Carlo
sound designer: Isacco Zanola
costumi: Maddalena Peroni
maschere: Rossella Paderno

Aurora, studentessa universitaria, conosce un giorno per caso alcuni giovani animalisti e si stabilisce in seguito a vivere insieme a loro a Milano.
Emerge solo in seguito come i ragazzi, oltre ad allestire tavoli informativi, compiano raid notturni in laboratori di ricerca liberando gli animali; da mesi la polizia tenta invano di smascherarli.
Ormai integrata all’interno del gruppo, anche Aurora viene coinvolta in alcuni colpi che vanno a segno senza problemi, ma una notte, durante una liberazione da lei fortemente voluta, i giovani vengono sorpresi dalla polizia.

Aurora è un film realizzato senza alcuna finalità di lucro. L’intero ricavato sarà destinato all’associazione animalista VitaDaCani ONLUS per finanziare il progetto di recupero di animali da laboratorio DL4, e per il progetto di recupero animali da allevamento “Porcikomodi”.
Il film viene rilasciato in licenza libera Creative Commons per permettere la sua diffusione libera, senza le maglie del copyright.
Superata la prima fase di distribuzione tramite cinema e festival, il film sarà liberamente disponibile online e sarà possibile scaricarlo previa un’offerta facoltativa da donarsi in beneficenza.

PIERCARLO PADERNO è nato a Brescia nel 1978. Dal 1998 al 2005 ha studiato Cinema al DAMS di Torino.
Realizzazioni: nel 1999 regia di Lettera a Paul Demeny presentato in concorso per Spazio Torino al Torino Film Festival. Dal 2004 al 2006 regia e montaggio per alcune collane in DVD per Real Srl Torino (collane tematiche su cani, cucina e orologi, produzioni proprie in studio). Nel 2003 cura il montaggio di Cane Nero, Cane Bianco per la regia di Sandra Barbaric. Nel 2004 regia di A work round La Crus, videoclip di La costruzione di un amore dei La Crus. Nel 2005 inizia l’attività di VJ e Visual Performer; collabora con alcuni noti artisti musicali, tra cui Claudio Coccoluto e Subsonica. Nel 2006 partecipa al festival di visual performance e videoarte EyeJam 1.0 a Torino, dove è premiato come Best Performer. Nel 2007 realizza: un documentario istituzionale sulla Franciacorta per conto di “La strada del vino della Franciacorta”; regia del documentario DL4 sull’uso dei cani beagle nei laboratori di vivisezione. Nel 2008: realizzazione e regia di vari video istituzionali per varie aziende tra cui Camera del Commercio di Brescia, Molemab, Stage6; regia di un documentario sull’attività anti-bracconaggio effettuata dai volontari della Lega Abolizione Caccia nelle valli Bresciane e all’isola di Ponza; costruzione della parte visual e artistica del tour del gruppo musicale Prospekt; regia del documentario Porcikomodi sull’omonimo progetto di salvataggio animali. Nel 2009: regia del videoclip Krieg per il gruppo musicale Prospekt; regia del backstage sulla registrazione del nuovo disco di Angela Kincszly; regia di Dissection, documentario verità sulla vivisezione per conto di AgireOra Network. Dal 2009 al 2011 regista di Aurora.

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Melozzo da Forlì
L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello

Italia 2011 (26’)
regia: Tina Lepri, Edek Osser
produzione Videouno Matera con Cassa dei Risparmi di Forlì, Comune di Forlì e Musei di San Domenico

Il documentario ricostruisce la straordinaria vicenda artistica di Melozzo degli Ambrogi (1438-1494), meglio noto come Melozzo da Forlì, celebrato nel 2011 con una grande Mostra nella sua città, ai Musei di San Domenico. Ci sono volute due settimane di riprese realizzate tra Roma, Forlì, Perugia e Urbino per documentare la vita e le opere del maestro forlivese, filmandone i luoghi più rappresentativi: la Galleria Colonna, i Musei Vaticani, la Cappella Sistina, il Quirinale, la Chiesa dei Santi Apostoli, la Chiesa di Santa Maria del Popolo e la Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva a Roma, i Musei di San Domenico a Forlì, il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Fornò, il Palazzo Ducale di Urbino, la Basilica di Loreto, la Galleria Nazionale dell´Umbria a Perugia, il Museo di San Francesco a Montefalco e il Museo Civico a San Sepolcro. .

La conoscenza di Mantegna e soprattutto di Piero della Francesca portarono ben presto Melozzo ad aderire alle nuove certezze della prospettiva matematica, salvo poi intraprendere, a partire dal colossale affresco nell’abside della chiesa dei Santi Apostoli a Roma (1472-1474), una personale ricerca sulla bellezza della figura umana, in grado non solo di possedere lo spazio entro cui si colloca, ma di imporsi come canone di una perfezione formale su tutto il creato. Su questa base si è potuto di recente affermare che “senza Melozzo difficilmente si spiegherebbe Raffaello” (Antonio Paolucci). E’ appunto entro questa linea, di immensa portata per l’arte moderna, che il video ripropone la figura di Melozzo, restituendola alla sua dimensione più autentica e innovativa:da un lato la misura matematica dello spazio pittorico di Piero della Francesca e dall’altro la bellezza ideale di Raffaello, punto d’arrivo di una ricerca alla quale Melozzo seppe dare un contributo del tutto originale, umanizzando la sublime astrazione di Piero e cercando una lingua comune tra le scuole artistiche italiane.

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GOLDEN FLOWER
I Malavoglia

Italia 2010 (94′)
regia: Pasquale Scimeca
produzione: Arbash Società Cooperativa, Classic, Cinecittà Luce, CineSicilia
interpreti: Antonio Ciurca, Giuseppe Firullo, Omar Noto, Elena Ghezzi, Doriana La Fauci, Greta Tomasello, Vincenzo Albanese, Naceur Ben Hammouda
sceneggiatura: Pasquale Scimeca, Nennella Bonaiuto,Tonino Guerra
fotografia: Duccio Cimatti
montaggio: Francesca Bracci
scenografia: Paolo Previti
costumi: Grazia Colombini
musica: Alfio Antico

In un giorno di un anno qualsiasi agli albori del terzo millennio, ‘Ntoni Malavoglia assiste a uno sbarco di clandestini. Tra questi c’è Alef, che approfittando della confusione riesce a scappare, e ‘Ntoni l’aiuta: gli trova un lavoro nelle serre e una casa nel vicolo dove abita con la sua famiglia.
I Malavoglia sono pescatori. Possiedono una barca (la “Provvidenza”) e una casa, che tutti chiamano la casa del Nespolo. La famiglia è composta dal nonno Padron ‘Ntoni, da Bastianazzo, dalla moglie Maruzza e dai figli ‘Ntoni, Mena, Alessi e Lia. ‘Ntoni ha 20 anni ed è il maggiore. Sono ragazzi poveri come ce ne sono tanti in Sicilia, che a malapena hanno finito le scuole dell’obbligo.
Una notte la Provvidenza fa naufragio e Bastianazzo muore. La famiglia inizia così a disgregarsi. Padron ’Ntoni cerca di tenere in piedi la famiglia, ma la barca fa di nuovo naufragio e i debiti si mangiano anche la casa del Nespolo. Sarà ‘Ntoni a risollevare le sorti della famiglia.

PASQUALE SCIMECA è nato nel 1956 ad Aliminusa, piccolo centro contadino in provincia di Palermo. Trasferitosi a Firenze dopo gli studi liceali, si laurea in Lettere con specializzazione in Storia Contemporanea. Lavora come insegnante di Letteratura e Storia.
Nel 1989 fonda la cooperativa di produzione cinematografica indipendente Arbash. Scrive e dirige il primo lungometraggio in 16 mm, La donzelletta, che partecipa al Bellaria Film Festival.
Nel 1992 realizza Un sogno perso, che partecipa al Taormina Film Fest.
Nel 1993 dirige il primo film in 35 mm Il giorno di San Sebastiano, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Vetrina del Cinema Italiano. Il film vince il Globo d’Oro della stampa estera come migliore opera prima.
Tra il 1994 e il 1995 realizza i documentari: Nella tana del lupo (menzione speciale alla 3° Rassegna del Documentario Premio Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto), L’altra Sicilia e Paolo Borsellino.
Nel 1997 I briganti di Zabut ottiene la menzione speciale al Taormina Film Fest e vince il gran premio della giuria al festival Storie di Cinema di Grosseto, rassegna dedicata alle sceneggiature di registi esordienti.
Nel 2000 Placido Rizzotto è presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Sogni e Visioni.
Nel 2001 aderisce alla Fondazione Cinema del Presente ideata da Francesco Maselli, e partecipa al film collettivo Un altro mondo è possibile sui fatti del G8 di Genova.
Nel 2002, come membro della Fondazione Cinema del Presente, partecipa al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre realizzando: il documentario Sem terra con Roberto Torelli (presentato al Festival Internazionale del Film di Locarno nella sezione Cineasti del Presente), e Porto Alegre, film collettivo con Francesco Maselli, Mario Balsamo, Francesca Comencini, Roberto Torelli. Nello stesso anno partecipa al film collettivo La primavera del 2002. L’Italia protesta l’Italia si ferma.
Nel 2003 Gli indesiderabili è presentato al Festival Internazionale del Film di Locarno. Produce il film Né terra né cielo di Giuseppe Ferlito. Partecipa al film collettivo Firenze, il nostro domani.
Nel 2004 l’opera cinematografica di Scimeca è omaggiata da una retrospettiva all’Infinity Festival di Alba.
Nel giugno 2005 contribuisce assieme all’Istituto Luce alla distribuzione del film iraniano Silenzio tra due pensieri di Babak Payami. L’8 settembre presenta alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Giornate degli Autori – Venice Days La passione di Giosuè l’ebreo.
Il 5 marzo 2007 in una conferenza stampa, presso la Federazione Nazionale della Stampa, presenta il film Rosso Malpelo, liberamente ispirato alla novella di Giovanni Verga, e il progetto umanitario “Cento scuole adottano mille bambini”. Scopo del progetto, elaborato dalla Ong MLAL, è devolvere gli incassi del film, depositati presso un conto della Banca Etica, a favore di due comunità della Bolivia: Atocha e Cotagaita. Il progetto umanitario è sostenuto dalla Cgil, dall’associazione Libera, dall’Arci, dall’Agis Scuola e da Bernardo Bertolucci. Rosso Malpelo è presentato al 6° Alba International Film Festival ed è proiettato nelle scuole che aderiscono al progetto di cooperazione. Il film vince il premio Amnesty International al Giffoni Film Festival (21 luglio 2007) e riceve la menzione speciale al Clorofilla Film Festival per il progetto umanitario (11 agosto). In ottobre l’ANAC-Associazione degli Autori di Cinema, presenta il libro bianco Lo stato delle cose. Vizi privati, pubbliche virtù nel cinema italiano, scritto da Salvatore Pecoraro, Alessandro Rossetti, Nino Russo e Pasquale Scimeca. Nel testo sono esposti i risultati del finanziamento statale dal 1995 al 2004 alle opere cinematografiche.
Il 19 maggio 2008 inizia la lavorazione de Il cavaliere sole, tratto dall’omonima opera teatrale di Franco Scaldati. L’11 agosto presenta nel cartellone delle Manifestazioni Verghiane 2008 di cui è anche direttore artistico, l’adattamento teatrale de I Malavoglia.Nel mese di settembre (dal 18 al 22) la prima rassegna del cinema siciliano contemporaneo di Johannesburg, proietta, nella Bedford Square di Bedfordview, una retrospettiva su Scimeca. Partecipa al film collettivo no-profit All human rights for all – Sguardi del inema italiano sui diritti umani, realizzato in occasione del 60º anniversario dall’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU. Il film è composto da trenta cortometraggi. Scimeca dirige il corto ispirato all’ Articolo 26 – Diritto all’istruzione.
Il 4 settembre 2009 Il cavaliere sole partecipa alla 66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Giornate degli Autori – Schermo sotto le Stelle. In questa occasione annuncia il nuovo film: una rivisitazione contemporanea de I Malavoglia di Giovanni Verga. Il 16 novembre 2009 iniziano in provincia di Siracusa le riprese del film, nei comuni di Marzamemi, Pachino, Portopalo di Capo Passero. Alla sceneggiatura del fim partecipa Tonino Guerra. Il 3 settembre 2010 Malavoglia è presentato alla 67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti.

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Roberto Floreani – Una presenza marziale

Italia 2011 (47’)
regia: Giampiero d’Angeli
produzione: Giart Visioni d’Arte

Roberto Floreani (1956) si racconta nel suo studio di Vicenza, mentre lavora alle opere da presentare in una personale alla 53° Biennale di Venezia.
L’artista svela le numerose fasi del processo di stratificazione pittorica attraverso cui costruisce l’opera come una sequenza di rilievi. Riflettendo sulla materia, il colore, la geometria e il ritmo del tempo.

Attualmente il MAGA – Museo Arte di Gallarate ospita la mostra Alchemica (sino al primo ottobre 2011), sviluppo diretto di Aurora occidentale, presentata da Floreani a Venezia nel 2009 (53° Biennale di Arte Contemporanea).
Completa il progetto la presentazione in anteprima del video sull’artista realizzato da Giart Tv,  con un’ampia intervista realizzata nei luoghi di vita e di lavoro di Floreani, oltre a una breve ma significativa sequenza marziale che fa intuire quanto questa pratica incida poi nelle tematiche dell’artista.

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La forma della città

Italia 1973 (16′)
regia: Paolo Brunatto e Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, ad Orte, a Sabaudia, riflette sulla “forma” della città e sui guasti provocati dall’urbanizzazione irrispettosa.

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Sicilia di sabbia

Anteprima del documentario in corso di realizzazione
durata delle clip proiettate in anteprima 10′
durata prevista per il video ultimato: 30′
regia soggetto e sceneggiatura: Massimiliano Perrotta
produzione: Francesco Paolo Montini per Movie Factory in collaborazione con Sicilia Film Commission
interpreti: Roberto Pensa, Stefano Benassi, Manlio Sgalambro, Domenico Trischitta
fotografia: Irma Vecchio
montaggio: Antonio Meucci
musiche: Emanuele Senzacqua

Taormina, Catania, Priolo Gargallo, Siracusa, Portopalo di Capo Passero: breve viaggio sulle tracce delle tappe siciliane di Pier Paolo Pasolini per il suo reportage del 1959 La lunga strada di sabbia.
Un racconto della Sicilia di oggi tra mito e trasformazione.

MASSIMILIANO PERROTTA, nato a Catania il 3 settembre 1974, vive a Roma.
Ha realizzato il cortometraggio Expo (2001), il documentario Bonaviri ritratto (2007) e il breve video Mineo (2007). Ha collaborato al soggetto del film di Fabio Del Greco. Una vita migliore (2007).
Ha scritto e diretto gli spettacoli Gli specchi (2006), Hammamet (2008), Filosofi da bar (2010).
Ha pubblicato Cornelia Battistini o del fighettismo (La Cantinella,2006; traduzione francese LC éditions 2011), la versione teatrale del racconto Fine di una giornata di Sebastiano Addamo (La Cantinella 2008), la tragedia Hammamet (Sikeliana 2010).

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Ritorni in Sicilia: Ferdinando Scianna

Italia 2009 (28’)
regia: Salvo Cuccia
produzione: Magazzini Einstein per Rai Educational

Per Scianna la fotografia non è soltanto un modo di vedere, ma anche di specchiarsi nel mondo, di sentire e di pensare la vita.
Nel film di Salvo Cuccia, Scianna scava nella camera oscura della memoria attraverso le proprie fotografie, tornando in Sicilia a fotografare i luoghi mitici della sua infanzia.
Ferdinando Scianna nasce a Bagheria nel 1943. Comincia a fotografare negli anni Sessanta, mentre frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Palermo.
In questo periodo fotografa  in modo sistematico la Sicilia, la sua gente e le sue feste. Nel 1965 esce il volume Feste religiose in Sicilia, con un saggio di Leonardo Sciascia, libro che vince il Premio Nadar. Nel 1966 si trasferisce a Milano e lavora per “L’Europeo” come fotoreporter e poi come corrispondente da Parigi, dove abita per dieci anni. Nel 1977 pubblica in Francia Les Siciliens e in Italia Villa dei Mostri. Conosce Henri Cartier-Bresson e nel 1982 entra nella mitica agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage la fotografia di moda. Tra i suoi libri Kami, Le forme del caos, Marpessa, Dormire forse sognare e Quelli di Bagheria, sino alla recente monografia La geometria e la passione.

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Vucciria

Italia 2011 (28’)
regia: Salvo Cuccia
produzione: Magazzini Einstein per Rai Educational

“Io, Agonzio Calandrino, cordaro, che ho bottega in una via della piazza di grascia detta Bocceria Grande… trovatomi la matina dello cinco settembriro de lo mille e seicento e cinco inanzi alla bottega intento a certe cassette rassettare, vidi nel negotio de davanti a lo mio ov’è vendita di panni per vestimenti e tela d’olona una giovine femina assai di personale aitanza e opulentia nonché mirabile [leggi tutto...] per copia e lucidezza di chiome…”

Così inizia il racconto di Andrea Camilleri direttamente ispirato al famoso quadro di Renato Guttuso dipinto nel 1974 e dedicato alla Vucciria, il più grande e famoso mercato di frutta e verdura, di pesci e di carne di Palermo.
“Un narratore o un commediografo, davanti alla Vucciria, avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni” scrive Camilleri. “La vucciria la conosco bene. Negli anni ’44/47 frequentavo l’università a Palermo e quasi ogni giorno mi ci recavo per mangiarmi ‘u panu cu ‘a meusa di cui ero ghiottissimo. Era un luogo che apriva la fantasia. Perché era un luogo dov’erano possibili accadimenti impossibili altrove”.

Il film di Cuccia ripropone questo luogo mitico.
La Vucciria, che in dialetto vuol dire confusione, è un reperto di archeologia urbana, un quadro in movimento in uno spazio di suoni, un luogo primordiale di incessante passaggio e pellegrinaggio. Vucciria è un frammento, una scheggia di rappresentazione della vita umana in perenne movimento/trasformazione.

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Lettere dal deserto

Italia 2010 (88′)
regia: Michela Occhipinti

Un “poetico” postino nel deserto. Le lettere parlano di amori, matrimoni, successi e decessi.

Film vincitore dell’edizione 2011 del Premio Libero Bizzarri.

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L’artigiano glaciale

Svizzera Italiana 2010 (40′)
regia e sceneggiatura: Alberto Meroni
produzione e distribuzione: Imagofilm Lugano con RSI Radiotelevisione Svizzera

Un ghiacciaio muore. Come lui, tanti altri nel mondo hanno perso in sessant’anni un terzo della propria maestosità. Unʼagonia millenaria destinata a far scomparire un mondo che con il lento gocciolare ne crea un altro.
Da sempre quelle gocce hanno scolpito il territorio che ci circonda. Hanno creato le Alpi e tutte le catene montuose del nostro pianeta. Creano cascate, grotte e sono fonte di vita garantendo il nostro bene primario: lʼacqua. Ma sono anche fonte di morte e distruzione, con la loro forza causano frane dalla potenza incontrollabile.
Il fotografo svizzero Ely Riva, che da anni documenta il rapporto uomo-natura nella Svizzera italiana, parte per un viaggio solitario alla scoperta di quel nuovo mondo creato da un artigiano glaciale che sta morendo nelle Alpi. Il protagonista è il ghiacciaio del Basodino, che dalla sulla posizione a 3272 metri sul livello del mare, domina le prealpi. Un viaggio di una settimana fatto di scoperte e sensazioni immerse in una natura imprevedibile.

Prodotto nel 2010, L’artigiano glaciale ha vinto ad oggi diversi premi come miglior film documentario a livello internazionale (17° Envirofilm International Film Festival di Banskà – Slovenia; Matsalu Loodusfilmide Festival di Lihula – Estonia; Eger Slowfilm Festival – Ungheria).

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PLATINUM FLOWER
Franco Piavoli

Il pianeta azzurro

Italia 1982 (88′)
sceneggiatura, regia, fotografia, montaggio: Franco Piavoli
produzione: Silvano Agosti per 11 Marzo Cinematografica
interpreti: attori non professionisti
assistente alla regia: Neria Poli
formato: 35mm colore

Il film si svolge su tre piani. Sul fondo, appena accennata, l’evoluzione biologica: le acque, le piante, gli animali, gli uomini. Su un piano più ravvicinato l’avvicendarsi dei giorni e delle stagioni. Su un altro ancora la vita nei momenti più elementari: il gioco e l’amore, il lavoro e il riposo, la convivenza e l’aggressività…
Come gli animali anche gli uomini usano un linguaggio il cui senso va cercato nel codice dei suoni e dei comportamenti prima che nella grammatica: una lingua universale, come il pianto o le urla, il ridere o il gemere, cui ricorriamo anche oggi per esprimere i sentimenti fondamentali.

Il pianeta azzurro è il lungometraggio d’esordio di Franco Piavoli. Presentato in concorso nel 1982 alla Mostra del Cinema di Venezia, vi ottiene il premio AGIS.
Tra le innumerevoli recensioni positive che acclamarono il film, riproponiamo quella di Tullio Kezich (La vita, che meraviglia, «La Repubblica», 29 agosto 1982):

“E’ stato come se qualcuno avesse spalancato, al posto dello schermo, una finestra magica. Ma animata del tipo di magia che ci circonda quotidianamente, quella che l’uomo del XX secolo è ben risoluto a non guardare.
Il film, che ha una lunghezza normale, inizia con lo scioglimento dei ghiacci e attraverso il mutare delle stagioni arriva all’inverno, comincia alla mattina e finisce il giorno dopo.
Parte con una citazione da Lucrezio e fra i collaboratori nomina Giacomo Leopardi: ogni inquadratura potrebbe essere un verso.
Le inquadrature sono fisse, i movimenti di macchina molto parchi. La musica è somministrata con il contagocce, nessun commento parlato, la colonna sonora riproduce solo i suoni e le voci della natura, i borbottii dei personaggi, il rombo di un jet, una radio.
Insomma l’anti-Disney. Scopriamo la natura del dettaglio suggestivo o imperscrutabile, i pesci, le rane, gli insetti, l’amore degli animali e della coppia umana (analizzato nella sua sensuale spontaneità), le cicale, il lavoro dei campi, la vita sull’aia, una ragazza che guarda il tramonto, lo spuntare di Venere, la luna, ancora l’aia nel buio con i suoi interni illuminati (i teatrini dell’esistenza rurale), una donna che piange di notte, due vecchi sposi che discutono stesi sul letto, una lite per la misurazione di un campo.
Il mondo alla fine è come una scenografia da riempire con tutti i drammi e le commedie possibili: è il senso della musica quattrocentesca di Josquin Des Prez che suggella il film.
Non chiedete a uno che passa la vita al cinema di entusiasmarsi per la natura, sia pure vista al cinema. Eppure il vostro cronista vi confessa che assistendo a Il pianeta azzurro ha provato una sorpresa continua congiunta al senso di rimorso per il tempo perduto. Ma come? Solo a saper guardare con l’occhio quadrato di Franco Piavoli, solo a saper collegare le impressioni secondo i ritmi individuati da un grande montatore (è Silvano Agosti che ha anche in parte prodotto il film) si deve concludere che non esiste spettacolo più affascinante, complesso, avventuroso, imprevedibile del mondo in cui viviamo.
Questo film bisognerebbe farlo vedere per legge a tutti gli italiani, ma senza perdere tempo; perché isola in vitro qualcosa di cui abbiamo estremo bisogno: l’alfabeto perduto della realtà”.


Voci nel tempo

Italia 1996 (87’)
sceneggiatura, regia, fotografia, montaggio e suono: Franco Piavoli
produzione: Franco Piavoli e Laura Cafiero per Zefirofilm e Immagininazione
in collaborazione con: Rai – Radiotelevisione Italiana
interpreti: gli abitanti di Castellaro
assistente alla regia, scenografia e costumi: Neria Poli
formato: 35 mm, colore

Il fluire delle cose e il corso del tempo.
Lo scorrere delle stagioni in un villaggio italiano va in parallelo con il filo biologico della vita umana, dall’infanzia alla vecchiaia.
Girato con gli abitanti del borgo, il film è intessuto di microstorie e di emozioni emergenti in un volto, in un gesto, in un piano d’ascolto.

FRANCO PIAVOLI è nato a Pozzolengo (Brescia) nel 1933.
Dopo la laurea in Legge si dedica all’insegnamento del diritto e contemporaneamente coltiva l’arte della pittura e della fotografia.
Negli anni Sessanta gira alcuni cortometraggi, tutti premiati al Festival Montecatini: Le stagioni (1961), Domenica sera (1962), Emigranti (1963), Evasi (1964).
Nel 1982 realizza il suo primo lungometraggio: Il pianeta azzurro, che va in concorso alla 50° Mostra del Cinema di Venezia (Premio AGIS al Festival di Venezia 1982, Premio delle Nazioni Unite CITC UNESCO 1982, Premio del Pubblico al Festival di Nyon 1982, Premio Henri Alekan al Festival di Poitier 1983, Nastro d’Argento 1983, Premio Sindacato Nazionale Critici Cinematografici 1983, Premio Saint Vincent – Targa Mario Gromo 1983).
Nel 1984 cura la regia di Suor Angelica di Puccini al Maggio Musicale Fiorentino.
Nel 1985 dirige La forza del destino di Verdi e nel 1990 la Norma di Bellini al Teatro Grande di Brescia.
Nel 1989 realizza il film Nostos, il ritorno. Il film, personale rivisitazione del mito di Ulisse, viene presentato al Festival di Locarno, al Mill Valley Film Festival di San Francisco e al Festival di Mosca.
Nel 1996 Voci nel tempo vince il Premio FEDIC al Festival di Venezia. Nel 1998 al Filmtage di Gottingen ottiene il premio del pubblico.
Nel 2002 realizza Al primo soffio di vento, in concorso al Festival di Locarno (nel 2003 viene invitato al Sundance Film Festival; Premio del pubblico al 16° Neue Heitmatfilm di Freistadt; Miglior film straniero al Santa Cruz Film Festival 2004).
Nel 2004 al Quirinale gli viene conferito il Premio Vittorio De Sica.
Nel 2005 partecipa al Festivaletteratura con Affettuosa presenza, tratto dall’epistolario Bellintani-Parronchi.
Nel 2008 presenta Il pianeta azzurro al Lincoln Center di New York.
Nel 2009 realizza L’Orto di Flora, parte del film documentario Terra Madre diretto da Ermanno Olmi.
Nel 2010 gli viene conferita la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nell’ambito del Premio Solinas.

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I mosaici di Piazza Armerina

Documentario musicale di Adriano Kestenholz
dall’omonima composizione per pianoforte e orchestra d’archi di Carlo Florindo Semini (1914 – 2004)

Svizzera 2005 (20′)
coproduzione: Aleph Film / SSR . SRG . RTSI – Televisione svizzera
musica: Orchestra della Svizzera Italiana, direttore Marc Andrae, pianoforte Maria Gloria Ferrari

La camera di Arione; Fanciulli cacciatori; Barca sul fiume, Amorini pescatori, Sacrificio ad Artemide, Puellae ludentes: una rivisitazione di sei scene musive della Villa Imperiale del Casale di Piazza Armerina in Sicilia, oggi patrimonio mondiale dell’Unesco, sul filo dell’omonima composizione per pianoforte e orchestra d’archi di Carlo Florindo Semini.
Un documentario di ricerca televisiva fatto di sola musica e immagini, che coinvolge in modo indistinguibile tanto l’occhio quanto l’orecchio dello spettatore.

Premio Speciale Regione Lazio al Festival di Palazzo Venezia_Musica 2006.

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Per questi stretti morire (cartografia di una passione)

Italia 2010 (93′)
scritto, filmato, montato da Isabella Sandri e Giuseppe M.Gaudino
produzione: Gaundri srl
con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Piemonte Doc Film Fund
in collaborazione con: Museo Nazionale della Montagna di Torino, Museo Maggiorino Borgatello di Punta Arenas – Cile, IILA Istituto Italo-Latino Americano – Roma, Università di Cassino
interpreti: Federico Tolardo, Emanuele Buganza
musiche: Epsilon Indi

L’ostinazione, l’eccesso, i patimenti nella vita e nelle opere dell’esploratore cineasta e fotografo Alberto Maria De Agostini (1883-1960) arbitrariamente reinventate.
Partito come missionario a 26 anni da un paesino del Piemonte, raggiunse nel 1910 la Patagonia e la Terra del Fuoco. Scalò montagne, scoprì fiordi ed esplorò ghiacciai dando loro i nomi. Di fronte allo struggimento e al dolore della scomparsa degli ultimi indios non seppe usare altre parole che quelle impressionate sulle sue lastre fotografiche o sui fotogrammi del suo bellissimo film ‘Terre Magellaniche’. Tutto questo però finisce in un immaginario e caotico magazzino della memoria, in mezzo a tristi residui accatastati della ‘civiltà dei bianchi’, dove due ragazzi frugano (assistenti del passato, topi instancabili, ingenui esaltati) alla ricerca di tracce dell’artista, in Italia quasi uno sconosciuto.
Gli indios, fantasmi ancora presenti, faranno loro compagnia nel ricordare il loro assassinio e quello di una natura e di una terra derubate dai colonizzatori.

Dalle note di regia di Sandri e Gaudino:
Mentre i miei medici per amore sono divenuti cosmografi, e io la loro mappa, che giaccio piatto su questo letto, perché possano mostrare che questa è la mia scoperta sud-occidentale, per fretum febris, per morir per questi stretti, gioisco che in questi stretti io vedo il mio Occidente, poiché seppur le loro correnti a nessuno concedano ritorno, che male potrà farmi il mio Occidente? Come Occidente e Oriente in tutte le mappe piatte (e io ne sono una) son una cosa sola, così la morte tocca la Resurrezione
(John Donne 1623).
Del De Agostini non è rimasto niente. Niente di personale. Non ci sono diari, taccuini, note, confessioni. Ci siamo spesso chiesti, in questi tre anni di lavoro e indagini, di cosa fosse fatto. L’unica risposta che abbiamo avuto è un’immagine, questa dell’Uomo-Mappa.
Lui è il suo luogo, il luogo che ha amato, che più che emblema simbolo metafora, ne è il corpo.
Quello che crediamo è che si sia accartocciato su sé stesso, ricongiungendo le due estremità della mappa e trovando il suo paradiso semplicemente nel senso della sua opera.

ISABELLA SANDRI dopo la laureal al DAMS di Bologna – indirizzo Arte, si è diplomata in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Negli anni ’80 ha girato filmati su donne artiste e intellettuali, oltre a cortometraggi (La vestaglia rosa, prodotto da Rai Uno e da Ipotesi Cinema) e documentari, alcuni dei quali con Giuseppe Gaudino (Joannis Amaelii: animula vagula blandula, e Calcinacci che vince al Festival di Torino il premio Spazio Italia).
Dal 1992 al 1995 è impegnata nelle riprese del suo primo lungometraggio Il mondo alla rovescia, (invitato a vari festival tra cui Locarno, Rotterdam, Karlovy Vary, Torino, San Paolo, e San Pietroburgo).
Nel 1997 gira un documentario in Ruanda, Gli Spiriti delle Mille Colline, sul genocidio dei tutsi ma anche sulle stragi non raccontate degli hutu. Il documentario viene proiettato alla Biennale di Venezia, vince il Silver Spire Award al San Francisco Film Festival e il 2° Premio Libero Bizzarri. Nel ’97 viene inoltre portato a termine il film di Giuseppe Gaudino Giro di Lune tra Terra e Mare, di cui è produttrice e co-sceneggiatrice (invitato in Concorso alla Biennale di Venezia, il film vince numerosi premi in vari festival nel mondo, tra cui il Tiger Award al Festival di Rotterdam).
Gira nel 1999 La casa dei limoni un documentario co-prodotto dalla Rai, sul sogno impossibile di una bambina palestinese che vive nel campo profughi di Sabra e Chatila in Libano e vorrebbe tornare nel villaggio di suo nonno, in Israele-Palestina.
Del 200 è il suo secondo lungometraggio, Animali che attraversano la strada, l’iniziazione dolorosa di un’adolescente al mondo degli adulti. Ambientato nelle periferie di Roma, viene invitato alla Biennale di Venezia, partecipa a numerosi festival e viene distribuito dall’Istituto Luce.
Nel 2001 gira il documentario I quaderni di Luisa, che fa parte della serie prodotta da Nanni Moretti ‘I Diari della Sacher’ ispirata a storie vere dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. Invitato alla Biennale di Venezia, è basato sulla storia di una casalinga che per non impazzire affida a quattro quaderni il racconto della sua sofferenza, lento ma lucido e vitale affrancamento da un rapporto matrimoniale lesivo della sua libertà.
Nel 2003 presenta al Festival di Torino ‘La Zattera di Sabbia’, un documentario sulle ultime tribù tuareg del nord del Mali sopravvissute alla siccità e ora in lotta per non perdere l’identità nomade e guerriera a favore di una scelta stanziale. Al festival vince il Premio Speciale della Giuria.
Dal 2003 al 2005 gira con Gaudino il film-documentario Maquilas, prodotto da Fandango, sulle fabbriche di frontiera del nord del Messico, a Ciudad Juarez, la città dove vengono ritrovate centinaia di donne uccise e fatte a pezzi, in gran parte proprio operaie delle ‘maquilas’. Il film è un lunghissimo viaggio nell’inferno da chi viene da una specie di paradiso, quello dei villaggi dei contadini del Chiapas, un paradiso svilito dalle politiche dei trattati del libero commercio (presentato al Festival di Torino, vince il Premio Speciale della Giuria e il premio Cipputi, come miglior documentario sul mondo del lavoro).
Dal 2003 al 2008 realizza con Gaudino il documentario Storie d’Armi e di Piccoli Eroi, girato in Afghanistan sulla vita di un orfano delle ‘bombe intelligenti’ che si salva la vita grazie alla scrittura e ai libri, grazie alla cultura. Una penna contro le bombe, per salvare anche con la propria semplice esistenza il futuro di un Paese.

GIUSEPPE M. GAUDINO è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli e al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Dopo alcuni cortometraggi (In una notte di luna piena), documentari (Antrodoco, una storia per due battaglie), e lavori in teatro in qualità di regista e scenografo, gira il film Aldis, invitato a numerosi festival (tra cui il XV Internazionales Forum des Junges Film di Berlino nel 1985, il XII Student Film Award’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles – nomination miglior film studentesco europeo – , e la XLII Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – in Concorso nella Sezione De Sica).
Nel 1988, con il film 00580 Annotazioni per un Documentario su Pozzuoli, inizia un racconto creativo sui Campi Flegrei che prosegue con altri lavori filmici, documentaristici e radiofonici: Per il rione terra, L’Assunta, Verso Baia, Giro di lune: videotrailer per un progetto di film, Là dove bocca, sguardo e cuore s’incontrano.
Tra questi anche Calcinacci, un film di 50’ in cui una banda di ragazzini fa a pezzi una città (vince a Torino il Premio Spazio Italia ed è invitato al Cinema du Reel di Parigi e al Festival di Rotterdam).
Nel 1992 firma un ritratto di Gianni Amelio sul set del film Il ladro di bambini, dal titolo Joannis Amaelii, animula vagula blandula e inizia il lavoro di produzione e co-sceneggiatura del primo lungometraggio di Isabella Sandri, Il mondo alla rovescia.
Dal 1995 al ’97 realizza il film lungometraggio Giro di lune tra terra e mare di cui è anche produttore e co-sceneggiatore (in Concorso alla Biennale di Venezia, vince numerosi premi tra cui il Tiger Award a Rotterdam, la Grolla d’Oro per la Regia a Saint-Vincent, e il premio come Miglior Regista alla Semana des Realizadores al Fantasporto).
Nel 2000 alla XIV Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro gli viene assegnato il Premio CinemAvvenire (Biennale di Venezia – Ministero della Pubblica Istruzione- ARCA) come Autore emergente del Cinema Italiano degli anni ‘90.
Gira con Sandri nel 1999 La casa dei limoni.
Nel 2000 firma la sceneggiatura e produce il lungometraggio di Sandri Animali che attraversano la strada.
Nel 2001 gira il cortometraggio in animazione Gli Amori di Aldis. Amore 101, 102, 103…, Menzione Speciale al Festival di Torino e invitato al 31° Festival di Rotterdam. Realizza anche un documentario prodotto da Tele+ sul problema dei ragazzi minorenni albanesi in Italia, selezionato al “Festival Internazionale Cinema Giovani” di Torino, dal titolo O’ ciuna! (Oh, ragazzi!).
Sempre nel 2001 gira il documentario Scalamara, della serie prodotta da Nanni Moretti ‘I Diari della Sacher’ ispirata a storie vere dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. Invitato alla Biennale di Venezia, racconta il sogno di un ragazzo di 71 anni sempre alla ricerca di sua madre che l’ha abbandonato da piccolo, diventata nell’arco della sua difficile vita, una ‘chimera’ irraggiungibile.
Nel 2003 realizza Materiali a Confronto. Albania 1994 – Italia 2002, film documentario di 110 minuti sul passato e il presente di un angolo di mondo, un lavoro di sedimentazione delle immagini tra memoria e realtà.
Dal 2003 al 2005 gira con Sandri il film documentario Maquilas.
Dal 2003 al 2008 è impegnato sempre con Sandri nella realizzazione del film documentario Storie d’Armi e di Piccoli Eroi.

Sul lavoro di Sandri e Gaudino è stato realizzato un documentario dal titolo Les Champs brùlants (campi ardenti) di Catherine Libert e Stefano Canepa (Francia 2010, Prima mondiale 63° Festival del film di Locarno 2010).

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OMAGGIO A VITTORIO GASSMAN
Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore

Italia 2010 (80’)
regia Giancarlo Scarchilli
produzione Studio Immagine

Il film-documentario indaga il percorso umano ed artistico di una delle maggiori personalità dello spettacolo e della cultura italiana del XX Secolo, che pur affondando le proprie radici nella tradizione del teatro classico, ha fatto di tutto per avvicinarvi le masse.
Basta ricordare che nel 1952, al Teatro Quirino di Roma, il suo Amleto fu il primo spettacolo a superare con una serie di “tutto esaurito” le 100 repliche nello stesso teatro; quando all’epoca le compagnie usavano cambiare repertorio dopo poche rappresentazioni.
Vittorio Gassman fu anche il primo, utilizzando un tendone da circo, a portare “classici” come Adelchi di Alessandro Manzoni in luoghi sperduti del Sud d’Italia dove il teatro non era mai arrivato (col T.P.I., 1960). Solo molti anni dopo avrebbero proliferato gli “alternativi” teatri tenda.
Né va dimenticato il suo contributo alla diffusione della poesia sia classica (Dante, Leopardi) che moderna (i poeti della beat generation, negli anni ’60).
E’ anomalo e curioso che un attore etichettato come “tradizionale” abbia apportato così tante innovazioni… e non soltanto in teatro. Il suo “Mattatore” televisivo fece molto scalpore all’epoca (1959) e passò alla storia: si può affermare che fu rivoluzionario. Una sorta di programma-contenitore ante litteram dove poesia e numeri da circo, linguaggio corto e battute popolari, si alternavano e fondevano armonicamente.
Nel cinema Vittorio Gassman non fu da meno: ai grandi personaggi tragici (Profumo di donna, Caro papà) alternava quelli cialtroneschi e popolari (Beppe “il pantera”, Brancaleone, il pugile suonato de I Mostri)… e sempre con grande successo.
Ha fatto spesso scalpore anche la sua vita privata. Gassman ha avuto quattro figli (Paola, Vittoria, Alessandro e Jacopo) da quattro donne diverse…
Tutto questo e molto altro ancora si racconterà, sia della sua vita pubblica che privata (seguendo i temi a lui più cari: il mestiere dell’attore, il rapporto padre-figlio, l’amicizia, le donne, ecc.), per ricordare colui che “in scena e fuori scena non fu mai impallato”, come ironicamente Vittorio Gassman definiva se stesso.

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L’uomo fiammifero
(film per adulti accompagnati da bambini)

Italia 2009 (81’)
regia Marco Chiarini
con Francesco Pannofino e Marco Leonzi
produzione Cineforum Teramo
distribuzione socialdistribution.org

Simone, un bambino di undici anni, è costretto restare un’intera estate in casa, nelle campagne teramane, sotto l’occhio un po’ feroce del padre (Francesco Pannofino). Fuori: il dolce vento dell’avventura. Dentro: la noia più tetra. Finché dalla città arriva Lorenza, tredici anni, mistero di occhi verdi. Per Simone diventa una questione di vita o di morte: evadere da casa e scappare con lei nel suo regno fantastico. Lì, tra amici immaginari che parlano al contrario, giganti nani, gemelli a metà, i due andranno in cerca del Re di quel serraglio incantato: l’Uomo Fiammifero, che viene la notte ad accendere luci e a indicare la via!

MARCO CHIARINI (1974) è nato a Teramo. Dopo il diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Urbino ha studiato Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove si è diplomato nel 2002. L’uomo fiammifero è la sua opera prima. Prodotto a partire dalla vendita di un libro che conteneva i disegni, le foto, gli appunti e gli acquerelli realizzati da Chiarini in fase di ideazione (3000 copie vendute), il film ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica, vincendo numerosi premi e ottenendo due nomination David di Donatello 2010 – miglior regista esordiente e migliori effetti speciali.
Dalle note di regia di Marco Chiarini: “Da sempre, da quando costruivo le piste per le biglie sulla sabbia, quando cercavo lungo il fiume le tracce di toporagno o l’Uomo Fiammifero formiche volanti, quando sotto le lenzuola c’era una grotta e nell’armadio il passaggio segreto per il passato, ho sempre voluto vedere al cinema storie in cui la felicità creativa di un bambino fosse protagonista (penso a La Storia Infinita, Alice nel Paese delle Meraviglie, I Banditi del tempo). Poi sono cresciuto, ho visto che ero felice quando facevo il regista, e, dopo numerosi, variopinti esperimenti cinematografici ho capito che era bello raccontare quelle storie che avrei voluto vedere da bambino; e così ho fatto con l’Uomo Fiammifero!”.

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Foschia pesci Africa sonno nausea e fantasia

Italia 2009 (51’)
regia: Andrea De Sica e Daniele Vicari
produzione: Vivo Film e Minollo Film per Genova-Liguria Film Commission
interpreti: Davide D’Anna, Marco Maggiali, Anna Cosulich, Davide Barcellone, Cristina Corazza, Abderrazzak Mehbi
fotografia: Giorgio Horn
montaggio: Alberto Masi
musiche originali: Manuel De Sica
scritto da: Alessandro Bandinelli
il titolo è tratto dal brano di Paolo Conte Genova per noi

Sei parole di un celebre brano di Paolo Conte, sei storie di ragazzi liguri che in Liguria cercano di costruirsi una vita, tra le difficoltà di trovare una propria strada che non sia solo lavori precari e incertezza, le strettoie imposte dalla crisi e una vitalità che emerge a dispetto di tutto.
Davide, Marco, Anna, ancora Davide, Cristina e il giovanissimo Zak raccontano con ironia, disincanto, speranza una realtà come quella ligure dove i lavori ‘classici’ legati ai porti e alle manifatture vivono una lunga crisi e sono i settori della ricerca, del terziario e del design a indurre qualche fiducia. E tra chi va fino in Africa per sbarcare il lunario, e chi dall’Africa viene per sostenere un’intera famiglia, sullo sfondo del Mar Ligure e delle Cinque Terre, dei paesaggi industriali di Genova, Savona e La Spezia scaturisce un ritratto generazionale tanto delicato quanto incisivo.

ANDREA DE SICA è nato a Roma il 30 dicembre 1981, è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi Roma Tre e diplomato in Regia alla Scuola Nazionale di Cinema – Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nel 2003 è stato assistente di Bernardo Bertolucci sul set di The Dreamers e di Ferzan Ozpetek per La finestra di fronte. L’anno successivo comincia un rapporto di collaborazione con Vincenzo Marra, come assistente alla regia su Vento di terra, come operatore e montatore degli inserti speciali del dvd di Vento di terra e come montatore del documentario La Piazza, prodotto dalla Nokia.
Nel 2005 viene selezionato dal corso di regia del CSC dove realizza durante il primo anno il documentario Solo per oggi (2005), in concorso al Festival di Bellaria. Sempre nello stesso periodo collabora con il regista Daniele Segre, come operatore di macchina, sul documentario Futuro Presente.
Nel 2006 realizza il primo cortometraggio prodotto dalla Scuola Nazionale di Cinema, L’inferno sono gli altri, in concorso al Capalbio Short Film Festival e a numerosi altri concorsi internazionali.
Nel 2007 è la volta del secondo cortometraggio L’Esame, proiettato a New York nel prestigioso Walter Reade Theatre del Lincoln Center per la rassegna Open Roads: New Italian Cinema.
Nel 2008 realizza come cortometraggio di diploma Il Grande Spettacolo, in programmazione al Cinema Farnese e selezionato dalla Cineteca di Bologna come unico corto italiano alla XI edizione del Festival delle Scuole Europee di Cinema.
Nel 2009 realizza, in collaborazione con Daniele Vicari, il suo primo documentario di lungometraggio, Foschia pesci Africa sonno nausea fantasia.

DANIELE VICARI è nato a Castel di Tora (Rieti) nel 1967. Laureatosi in Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Roma La Sapienza, ha collaborato in qualità di critico cinematografico con le riviste «Cinema Nuovo» e «Cinemasessanta».
Dopo i corti Il nuovo e Mari del Sud, firma nel 1997 il documentario a più mani Partigiani. Seguono Comunisti (con Davide Ferrario), Uomini e lupi, Bajram, Sesso marmitte e videogames, Non mi basta mai (con Guido Chiesa), Morto che parla.
L’esordio al lungometraggio di finzione avviene nel 2002 con Velocità massima, Premio Pasinetti per il miglior film e David di Donatello per la migliore regia d’esordio. Nel 2005 pubblica, in collaborazione con Antonio Medici, L’alfabeto dello sguardo. Capire il linguaggio audiovisivo (Carocci 2004 – Targa come miglior libro didattico nell’ambito del Premio Filmcritica Umberto Barbaro 2005). Poi dirigerà ancora Valerio Mastandrea in L’orizzonte degli eventi (Festival di Cannes 2005, Semaine de la Critique).
Nel 2006 realizza Il mio paese, road-movie documentario che ripercorre le tappe della pellicola L’Italia non è un paese povero di Joris Ivens (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia come evento speciale nella sezione Orizzonti, si aggiudica il David di Donatello per il miglior documentario della stagione e l’Italian Dvd Awards per il miglior documentario italiano).
Nel 2008 ha presentato al Festival del Cinema di Roma il suo film tratto dal romanzo di Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera.
Nel 2009 torna a collaborare con Vivo Film ideando e presentando il film di Pietro Pelliccione e Mauro Rubeo sul dopo terremoto a L’Aquila, L’Aquila bella mé, presentato al Festival del Cinema di Roma.

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PALLADIUM FLOWER
Home

Francia 2009 (118’)
regia: Yann Arthus-Bertran
produzione: Elzevir Films, EuropaCorp

La comparsa della vita sulla Terra fu il risultato di un equilibrio tra elementi che richiese miliardi di anni per stabilizzarsi. Gli esseri umani hanno approfittato delle ricche risorse del pianeta ma con l’utilizzo che ne hanno fatto hanno cambiato i connotati del mondo. L’utilizzazione del petrolio e il suo eccessivo sfruttamento stanno avendo effetti drammatici sull’ambiente: gli esseri umani devono cambiare atteggiamento e stile di vita prima che sia troppo tardi per loro, per i loro successori e per la vita sulla Terra.

Esordio cinematografico del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, (Ambasciatore per il Programma Ambientale delle Nazioni Unite e Presidente della Goodpalnet Foundation), Home è stato presentato in visione gratuita per la prima volta il 5 giugno 2009, Giornata Mondiale dell’Ambiente, in un’anteprima-evento che ha coinvolto più di cento stati contemporaneamente.

Risultato di un progetto non profit che ha impegnato, insieme ad Arthus-Bertrand, l’amico e collega Luc Besson sin dal 2007, il lungometraggio vuole essere un’istantanea sullo stato di salute del nostro Pianeta: il regista ci accompagna in un viaggio che tocca 54 paesi sparsi su tutto il globo e ripercorre la storia dell’uomo e le modifiche apportate all’ecosistema causate dalla sua azione. Da luoghi incontaminati e dominati da una natura selvaggia e primordiale, si passa poi alle popolazioni indigene che vivono ancora con la natura un rapporto sostenibile, per arrivare ai paesi in via di sviluppo costretti a spremere le proprie materie prime senza poterne usufruire. Il film si chiude con l’immagine di città popolose ed inquinate, zone industriali, svincoli autostradali e scali aerei del mondo “civilizzato”; luoghi irrimediabilmente alterati e mortificati dall’azione dell’uomo.

Home è composto da un serie di filmati aerei; una tecnica che Arthus-Bertrand sperimenta in fotografia sin dagli anni Settanta quando ancora lavorava come pilota di mongolfiera in Africa. Una voce fuori campo fa da guida commentando i cambiamenti ambientali e sociali che il nostro Pianeta sta subendo.
Nel binomio natura-artificio si snoda il messaggio del regista, la speranza: “Non è importante quello che abbiamo perso ma quello che ci resta, tocca a noi scrivere il seguito della nostra storia, insieme”.
Home è stato girato a “impatto zero”: le emissioni di gas serra causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero sono state compensate attraverso il sostegno di progetti non inquinanti.

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